… di coraggio
A cosa appellarsi se non proprio al coraggio per parlare di “coraggio”. Nell’immaginario collettivo il coraggio potrebbe essere circoscritto alla dote di pochi impavidi spinti dal battersi per difendere valori, famiglie, patrie e confini, ad epici personaggi di epoche più o meno lontane o addirittura a supereroi di chissà quale film o fumetto. Invece no, il coraggio non è una leva o un dispositivo da azionare solo in caso di emergenza, è piuttosto ingrediente ed elemento necessario sempre, in ogni istante, in ogni frangente, in ogni fase o capitolo della vita. Attingere al coraggio può cambiare in un istante interi percorsi. Che poi non voglio dire che il risultato del “prendere coraggio” sia sempre necessariamente giusto, positivo o di sicuro successo, ma la mia chiave romantica mi suggerisce che, in ogni caso, assecondare l’istinto, l’impeto del cuore e della mente sia sempre cosa giusta. Fermo sulla tastiera a cercare un esempio per spiegarmi meglio mi sovviene prepotente la scena finale di “Thelma e Louise” in cui le due protagoniste, in un istante, decidono di “non tornare indietro”. In questa occasione, che apre la strada a questo primo numero di EveryOne, intendo parlare di quel coraggio che, valicando spavento, disorientamento e incertezza, transita nella giusta dimensione, quella che, seppure non sempre confortevole, odora, però, di lealtà, di coerenza, di pace e di onestà intellettuale. Complicato, addirittura impossibile, pensare di analizzare l’intero spettro delle circostanze e delle situazioni. Basti pensare a quanto le persone si abbandonino e si arrendano a dover seguire percorsi prestabiliti da usi o culture, spessissimo dalla morsa e sotto la minaccia della paura, rinunciando ad una “customized life”. Ogni volta che mi avventuro in questo genere di riflessione finisco subito a pensare al concetto di “hobby” che ho sempre visto come l’amore a cui, per chissà quale motivo, si è dovuto rinunciare e che si è accettato di vivere in chissà quale anfratto del tempo e dello spazio. Da ragazzino sognavo di diventare fotografo, sentivo che quello era il mio “perché”, quella era la mia strada. La famiglia, che vedeva il mio progetto singolare, non convenzionale e soprattutto non in linea con la sua mentalità, mi caldeggiava a “tenerla come hobby” forse proprio sapendo che per trasformare quella vocazione, quella naturale attitudine, in un vero lavoro ed in un motivo di vita sarebbe servito molto coraggio. D’altronde nessuno potrebbe negare che servirebbe il medesimo coraggio per decidere di intraprendere il percorso per diventare medico così come quello per fare il carpentiere o il falegname. Quando penso a questo mi viene spontanea l’analogia con i rapporti extraconiugali, con gli amanti insomma. Gli hobby come gli amanti. Se questi sono degni del loro appellativo beh allora la strada giusta sarebbe quella del coraggio, nel bene ed a vantaggio di tutti i personaggi. La spiaggia più bella, dalle acque più cristalline e dal panorama mozzafiato, non è forse sempre quella che si raggiunge con il percorso più impervio, complicato e rischioso? Quello che mi affascina e che mi ammalia del coraggio è che seppure versatile, fluido e capace di cambiare sembianza e forma, è lì sempre disponibile ed alla portata di tutti.
Ed è stato così anche quando mi sono trovato a decidere se abbandonare o portare avanti il progetto di questo mio magazine dedicato a Bracciano ed al suo hinterland.
Spero fortemente che vogliate lasciar girovagare nella vostra mente e nel vostro cuore quanto da me fin qui scritto e che questo girovagare possa dar vita ad un seppur timido vortice che valga, però, a smuovere qualcosa nelle vostre coscienze e a farvi sentire un po’ meno soli. Buona lettura!
Massimo Masini
